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lunedì 23 aprile 2012

Con le Vibram Five Fingers SeeYa alla Milanocity Marathon 2012


Pare che il tempo, inteso quello atmosferico, si diverta molto alla Milanocity Marathon; l'anno scorso più di 30 gradi e un sole micidiale, quest'anno il "leit motiv" della gara sono stati il freddo e la pioggia.

Ma del resto, qualche goccia d'acqua non può fermare un serio barefooter, no? ;)

Chi corre a piedi nudi sa che l'acqua sulla strada tende ad ammorbidire la pelle dei piedi; a lungo andare, ad esempio in una maratona, il rischio di vesciche ed escoriazioni è molto alto.

Anche se si è particolarmente allenati nella corsa scalzi, è meglio fare un po' di attenzione e magari ricorrere a sandali o scarpe minimaliste.

Trovandomi a Millano per la maratona, sono passato al Vibram Store di Milano per dare un'occhiata alla nuova collezione.

Un mese prima avevo corso la maratona di Roma con le mie Bikila LS, che dopo un anno di corse e triathlon si sono un po' distrutte :(

Oltretutto secondo me le Bikila LS sono ottime scarpe da mezza stagione, eventualmente invernali, ma se correte tanto d'estate sotto il sole i piedi vanno in ebollizione!!

Poiché ero in cerca di un sostituto delle mie Bikila molto incuriosito dalle nuove SeeYa, ed entrato nel negozio ho chiesto subito di provarne un paio...


Credete all'amore a prima vista?

Beh, io delle SeeYa mi sono innamorato subito!

Sono costituite da una comoda sottile suola dall'ottimo grip, come ci si aspetta da Vibram, rivestita da una mesh elasticizzata e traspirante.
La leggera linguetta per stringere la scarpa al piede si attacca con il velcro, tutto è pensato per ottenere la massima leggerezza.

Ovviamente indossare le SeeYa nuove di zecca per la maratona del giorno dopo, senza prima provarle con qualche corsetta test, sarebbe stata una mossa alquanto imprudente, ma la sensazione di libertà che si prova indossando le SeeYa mi hanno convinto e quando la sera ho preparato la sacca degli indumenti, le ho messe dentro :)

Per i primi chilometri mi sono chiesto se l'azzardo mi sarebbe stato fatale, ma quando ho visto che la rilevazione dei chip al chilometro 21,087, la mezza maratona, era sommersa da 30 centimetri d'acqua (!!), mi sono reso conto che qualsiasi scarpa non mi avrebbe evitato di bagnarmi i piedi!! ;)


Probabilmente è asta la mia maratona più difficile e faticosa, poco dopo il 30° km mi sono accorto di aver strappato i pantaloncini, e l'attrito con la parte ancora integra aveva provocato una vescica sanguinante di 5 cm sull'interno coscia, al 35 avevo i brividi e battevo i denti; quando sono arrivato al traguardo per la prima volta ho seriamente considerato di andare nella tenda del pronto soccorso :((


Ma le SeeYa si sono comportate veramente bene!

Nonostante fossero nuove di zecca e le condizioni meteo non fossero proprio l'ideale, una volta tolte ho visto solo una piccola escoriazioni sul piede destro, sotto l'attacco della linguetta, dovuto ad una quasi impercettible cucitura. Penso che in condizioni normali non ci sarebbe stata neppure quella.

Il mio innamoramento con le Vibram Five Fingers SeeYa è stato ricambiato, e quindi saranno le mie compagne di questa stagione ancora agli inizi.


Le SeeYa sono quanto più simile alla corsa a piedi scalzi che abbia mai provato, ma attenzione: se state iniziando ora con il barefooting consiglio prima un graduale adattamento correndo veramente senza scarpe, ma del resto è quello che consiglio sempre, no? ;)

Cordialmente, a piedi nudi :)

Vi aspetto su www.corriapiedinudi.it :)

martedì 10 gennaio 2012

Le medaglie di Muttley e la corsa a piedi nudi: come completare una maratona


"Medaglia, Medaglia, Medaglia!"

Chi non si ricorda di Muttley, l'aiutante di Dick Dastardly nel cartone animato "Dastardly e Muttley e le macchine volanti"?
Muttley aveva un solo obiettivo, ricevere una medaglia!

Ma in fondo, cos'è una medaglia? E' solo un pezzo di metallo senza valore!

Ogni volta che arrivo a casa dei miei genitori dopo una gara con una medaglia, mio papà mi chiede se sono arrivato primo. Quando gli dico che la danno a tutti, sembra che ci rimanga un po' male.

In realtà, naturalmente, la medaglia non viene data a tutti: viene data a quelli che finiscono la gara.

Durante la scorsa Milano City Marathon, l'ultima volta che ho corso con scarpe tradizionali, a causa di una tendinite, avevo programmato di ritirarmi al 30° Km.

Faceva anche un caldo infernale, più di 30 gradi… ad aprile!

Lungo la strada le ambulanze soccorrevano runners svenuti, in preda ai crampi; appoggiati a cartelli e lampioni alcuni fra i più estremi vomitavano integratori.

Fra un caduto e l'altro, superando il 30° km l'idea di ritirarmi era sempre più allettante.
Con in mano una bottiglietta d'acqua mi guardavo intorno zoppicando cercando una fermata della metropolitana per poter tornare all'arrivo, ritirare la borsa e andare a farmi una bella doccia. L'euro per il biglietto nella mia taschina, ero preparato!

Arrivare a 30 km con una tendinite sembrava abbastanza onorevole, no? ;)

Mentre sorseggiavo l'ennesimo sorso d'acqua ho sentito un paio di runners chiacchierare mentre mi sorpassavano: "forza, dai, andiamo a prenderci la nostra medaglia"!

!!!

Medaglia? Medaglia, la medaglia senza valore, quella che danno a tutti, a quelli che finiscono...

Improvvisamente, una vocina dentro di me mi ha detto: "Ehi, la voglio anch'io, la mia medaglia!"

Il mio passo non era dei più spettacolari, sulle caviglie erano ben visibili due cerotti antidolorifici.

Nel triathlon si dice: "Corri finché puoi, se non riesci a correre cammina, se non riesci a camminare striscia! ma non mollare mai"!
Ero assolutamente determinato a non strisciare! ma considerate le circostanze, l'idea di camminare non mi sembrava male, la medaglia mi avrebbe aspettato.

La bottiglietta d'acqua era finita, mi stavo chiedendo quando sarebbe arrivato il prossimo ristoro quando lo sguardo mi è caduto sul cartello del 35° km :)

Mentre chilometri scorrevano veloci, qualche chiacchiera, manifesti, le vetrine, visualizzavo mentalmente l'immagine della medaglia intorno al mio collo. La mia medaglia.

Al 40° km mi sono accorto di non zoppicare, qualche passo di corsa, tutto ok.

Gli ultimi due chilometri li ho fatti correndo fino al traguardo. Una gentile ragazza mi aspettava sorridendo, in mano aveva la mia medaglia! me l'ha messa al collo.

Medaglia? Sì, una medaglia! Una medaglia che ha un grande significato: potevo mollare, ero deciso a lasciar perdere, ero convinto di non potercela fare.

E invece, per merito di uno stupido pezzo di metallo, ho finito la gara felicemente con un mitico 04:42:41 che rimarrà alla storia come il mio peggior risultato (o almeno lo spero!), ma anche come un grande insegnamento, anzi due:

1° - Corri finché puoi, se non riesci a correre cammina, se non riesci a camminare striscia, ma non mollare mai! Sì, lo sapevo già, ma ora l'ho imparato e so che funziona.

2° - Se veramente stai male, ritirati! Non saresti un eroe, ma solo uno stupido. Ci saranno altre giornate e altre gare.

No, le due cose non sono in contraddizione: il nostro cervello cerca di proteggerci avvertendoci prima che possa succederci qualcosa di brutto, ma a volte è un po' troppo cautelativo.

Una divertente barzelletta recita: "Io ascolto il mio corpo! - mi dice di sdraiarmi sul divano davanti alla tv e bere una birra!"

A volte, durante una maratona o nella vita, ci serve un piccolo aiuto, un'ancora a cui aggrapparsi per superare le avversità, i brutti momenti, il muro del 30° km.

Secondo la mia esperienza i pensieri positivi funzionano meglio: l'orgoglio, il bisogno di sentirsi superiori, lo "sfidare sé stessi", possono sembrare potenti, ma a lungo andare portano a delusioni e infortuni.

Più è potente quest'ancora, più ci si crede, e più ci si convince di potercela fare, in una maratona, o nella vita. Personalmente suggerisco di aggrapparsi ad un pensiero felice: una persona amata, una causa sociale, ma anche uno stupido pezzo di metallo che chiamano medaglia intorno al collo.


Cordialmente, a piedi nudi :)

Vi aspetto su www.corriapiedinudi.it :)